Abstract
Il “Parktraits project – Parkinson’s portraits” è un progetto innovativo e
senza fini di lucro, ideato e curato da Gerardo Regnani e patrocinato
dall’Associazione F.I.N.E. (Fotografia e Incontri con le Nuove
Espressioni), dedicato alle persone che direttamente e/o indirettamente
convivono con la Malattia di Parkinson.

Basato sugli stilemi e la filosofia della Pop Art, il Parktraits project “parla”
della patologia attraverso un’ampia serie di selfie e di ritratti, che sono stati
ridefiniti “ri-tratti”, e una sezione narrativa, denominata “Parktraits stories,
composta di racconti, testimonianze e riflessioni sulla Malattia di
Parkinson.
La scelta della Pop Art e della Fotografia come materie e mezzi espressivi
rivela anche l’approccio politico del progetto, che prova a sfidare
ignoranza e stereotipi e tenta di ridurre eventuali distanze e isolamento
attraverso la creazione dell’accennata raccolta di ri-tratti attraverso i quali
le persone protagoniste, volontariamente e direttamente, “scendono in
campo” decidendo, letteralmente, di “metterci la faccia”.
Il progetto si propone, così, di superare eventuali resistenze e stigma
talora ancora associati alla Malattia di Parkinson, offrendo una forma di
espressione creativa e di resistenza. Tutti i ri-tratti, in tal modo, diventano
un mezzo di comunicazione “diretta” che prova ad abbattere le barriere
residue e promuovere empatia, comprensione e, non ultima, una
maggiore inclusione.
In conclusione, il Parktraits project è un ponte per connettersi alle
esperienze umane delle persone direttamente e/o indirettamente
interessate dalla Malattia di Parkinson, ricordando anche la resilienza, la
creatività e la forza di coloro che affrontano quotidianamente questa sfida
impari.

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Salve a tutte e a tutti,
sono Gerardo Regnani, uno dei fondatori dell’Associazione
culturale no-profit F.I.N.E. (acronimo di: Fotografia e Incontri con
le Nuove Espressioni): l’Associazione, senza fini di lucro, che
patrocina il “Parktraits project – Parkinson’s portraits”.


Che cos’è il Parktraits project?


È un progetto dedicato a tutte le persone con la Malattia di
Parkinson e a tutti coloro che, direttamente o indirettamente,
affrontano con loro questa sfida, prendendosene cura in vari
modi, come, ad esempio: caregivers, familiari, amici, colleghi,
medici, infermieri, associazioni, enti, etc.
Il progetto Parktraits si basa su una raccolta di selfie e ritratti
fotografici, reinterpretati – “ri-tratti” – con lo stile distintivo della
“Pop Art”.


Parktraits stories
A questa sezione visiva si affianca anche la sezione narrativa
delle Parktraits stories nella quale sono disponibili racconti,
testimonianze e riflessioni riguardanti, da punti di vista diversi, la
Malattia di Parkinson.


Policy
La policy di anonimato che caratterizza il progetto fa sì che non
compaiono i nomi delle protagoniste e dei protagonisti dei ri-tratti,
che, pertanto, sono contrassegnati soltanto da un numero
identificativo progressivo. Una diversa policy caratterizza,
invece, la sezione del progettointitolata “Parktraits stories”,
nelle quali, gli autori e le autrici firmano “in chiaro” le storie che
raccontano e/o che eventualmente li riguardino.


Ma perché la Pop Art?


La Pop Art, emersa nella seconda metà del XX secolo, ha
rivoluzionato la Storia dell’Arte contemporanea, abbracciando la
cultura popolare e di massa.
La sua filosofia “sovversiva” ha reso l’Arte accessibile a

chiunque, trasformando oggetti comuni in vere e proprie opere
d’arte.
Attraverso colori vivaci, tecniche di stampa serigrafica e collage,
ha riflesso la società di massa e criticato la superficialità della
cultura dei consumi.
Elementi simili caratterizzano anche questo progetto.


E perché la Fotografia?


La Fotografia, come diceva il semiologo francese Roland Bart, è
un “certificato di presenza”.
Pietrifica la presenza di un’assenza con uno sguardo di Medusa,
diventando anche una metafora della sorte biologica che tutti
affrontiamo.
Rappresenta un monito e un baluardo contro l’oblio, sfidando la
sorte attraverso la creazione di documenti visivi.
La Fotografia diventa un’arte per preservare il passato,
conservare la memoria e attestare che qualcosa, da qualche
parte, in un dato momento: “è stato”.
Nella forma del ritratto, per gli aspetti d’interesse per il progetto,
diventa anche un catalizzatore della memoria, una traccia della
malattia, della sofferenza e della resilienza delle persone ritratte.
Il selfie è un prodotto di confine, interagendo tra il mondo interno
e quello esterno della persona ritratta.
Questa interrelazione sottolinea la capacità di tutta la Fotografia

dall’istantanea a quella più ricercata – di creare connessioni e
relazioni, “riflettendo” e diventando essa stessa un riflesso della
società.
La Fotografia, anche nell’apparente banalità di un selfie, è
sempre un “atto politico”, isolando qualcosa e/o qualcuno da un
contesto e interrompendo il flusso degli eventi.
Agisce come strumento di difesa e offesa, un ponte per
condividere emozioni e relazioni tra sé stessi e il mondo
circostante, materiale e/o astratto che sia.
Il progetto nasce anch’esso come un atto politico, “dando voce”
a chi condivide quotidianamente la propria esperienza con la
Malattia di Parkinson.
I ritratti diventano dunque una testimonianza diretta, una forma
di autorappresentazione della dialettica con la Malattia, un
“metterci la faccia”, seguendo gli stilemi innovatori della Pop Art.
Un progetto di tutte e di tutti
Il progetto, lo preciso, è di tutte e tutti coloro che lo animano
ed è basato, come accennato poc’anzi, su di una scelta
semplice, quanto “politica”, di tutte le protagoniste e tutti i
protagonisti ri-tratti, i quali, attraverso i loro selfie, i loro ritratti,
letteralmente, ci vogliono “mettere la faccia”. Attraverso ognuno
dei ri-tratti realizzati ogni protagonista decide, volontariamente,
di “scendere in campo” direttamente, in prima persona e
condensa metaforicamente nel suo “ri-tratto” la sua relazione con
la Malattia di Parkinson.
Il (quasi) “grado zero” dell’autorappresentazione della
Malattia di Parkinson
Il progetto nasce e cresce partendo, quindi, “dal basso”, da chi,
purtroppo, condivide direttamente o indirettamente il proprio
quotidiano con questa patologia.
Attraverso i ri-tratti i protagonisti “parlano” in prima persona
all’osservatore, in pratica (quasi) senza intermediari,
mostrandosi per come si sentono o desiderano essere visti in un
frangente specifico del loro percorso di convivenza diretta o
indiretta con la malattia.
Le protagoniste e i protagonisti raffigurati nei ri-tratti si
presentano dunque autonomamente, così “come si vedono”,
così come credono e sentono di essere, “raccontandosi” per
mezzo di un’immagine che essi stessi hanno scelto, poi
rielaborata in chiave “pop”.
I Parktraits sono dunque una forma particolare di
autorappresentazione della Malattia di Parkinson: (quasi) una
sorta di “grado zero” della rappresentazione.
Un progetto innovativo di volontariato no-profit
Si tratta di un progetto di volontariato, gratuito, indipendente,
no-profit e autofinanziato.
Un progetto innovativo che potrebbe essere utilmente esportato
e adottato anche in altri ambiti e contesti (come ho avuto modo
di condividere, nel corso di uno scambio di riflessioni al riguardo,
anche con Giangi Milesi, Presidente di Parkinson Italia).
Un progetto complementare e non antagonista rispetto ad
altri dedicati alla Malattia di Parkinson (già realizzati e/o ancora
in corso di realizzazione che siano).
Come partecipare al Parktraits project
Unirsi alla squadra è semplice: basta inviare un selfie, un ritratto,
all’email dedicata (indicata qui in fondo) e, quindi, “scendere in
campo”, di fatto “mettendoci la faccia”!
Ma perché “scendere in campo”?
Attraverso i Parktraits chiunque può “scendere in campo” anche
per contrastare possibili stereotipi negativi e eventuali percezioni
errate riguardanti la Malattia di Parkinson. A partire, non ultima,
dall’uso, ancora radicato e diffuso, anche in ambienti nei quali
non te lo aspetteresti mai, dell’odioso termine “morbo” anziché di
Malattia di Parkinson.
Attraverso questi ri-tratti pop, tra l’altro, i protagonisti in qualche
caso “vengono allo scoperto”, mostrandosi talora per la prima
volta dopo un lungo periodo di silenzio e di isolamento.
Mostrandosi con le loro ricchezze e le loro fragilità, con i loro volti
e la loro umanità.
Talvolta facendo persino coming out.
I protagonisti dei ri-tratti partecipano dunque in prima persona,
autonomamente e direttamente, senza rappresentanti terzi, in
qualità di coautori del “ri-tratto” finale inserito nella raccolta del
progetto.
Una scelta paradigmatica, un atto deliberato, un valore aggiunto
fondante, peculiare della raccolta di autoritratti pop del progetto
Parktraits, attraverso il quale, si “mettono in gioco”
personalmente, concretamente, “parlandoci” di come affrontano
la Malattia di Parkinson, facendolo sulla falsariga della Pop Art,
nella forma (non solo) di ritratti fotografici.
Il ruolo cruciale della Fotografia
Fotografia è una materia espressiva, come la definirebbe
Umberto Eco, essa stessa un elemento narrativo con un ruolo
cruciale nel progetto. Una sorta di “esoscheletro” e, insieme,
essa stessa emblematico paradigma di questo progetto, non
ultimo, perché condensa in sé il ruolo di strumento e di supporto
che attesta la presenza di ogni protagonista ri-tratto.
Supportate e protette da questo schermo fotografico le persone
ritratte nei Parktraits testimoniano in modo, per così dire,
“leggero”, il cammino difficile loro e di tutte le persone con la
Malattia di Parkinson. Cercando, anche attraverso la
realizzazione di questi ri-tratti a colori, di farlo, appunto, in modo
“non pesante”, sebbene si riferiscano ad una patologia e a una
realtà che “leggera” non lo è affatto.
Per niente!
Conclusioni
Ogni ri-tratto pop tenta, quindi, anche di ridurre le resistenze e lo
stigma, talora ancora presente e radicato, nei confronti della
Malattia di Parkinson.
Anche di questo “parlano” i Parktraits.
Un mondo di volti, di selfie, di ri-tratti multiformi e multicolore
dedicati all’altrettanto poliedrico mondo della Malattia di
Parkinson.
Ri-tratti, realizzati e proposti in un formato non respingente per
tentare di ridurre, oltre allo stigma anzidetto, anche le distanze,
l’isolamento dal quale tanti malati si sentono spesso avvolti.
Un isolamento che si mescola pericolosamente con altri non
meno insidiosi (quanto poco o per nulla visibili) disturbi non
motori, quali l’ansia e la depressione, alimentando ulteriormente
la sensazione di solitudine vissuta da tante persone che
convivono con la patologia.
La scelta di realizzare questi ri-tratti pop intende, dunque,
favorire una maggiore empatia, comprensione, vicinanza e
inclusione delle persone che convivono, direttamente o
indirettamente, con la malattia.
Una scelta, come si è detto, anche “politica”, che si avvale degli
stilemi della Pop Art che, a sua volta, tentò allora di erodere gli
schemi tradizionali e sfidare le convenzioni contingenti. Utilizzare
questa estetica per rappresentare la Malattia di Parkinson
significa quindi tentare di combattere – in un modo diverso e
creativo – anche gli eventuali stereotipi ancora persistenti sulla
Malattia di Parkinson.
La raccolta Parktraits “parla” anche di questo, dunque,
condensando un vissuto che non è solo sofferenza, non è solo
dolore, non è solo sconfitta. Un vissuto collegato anche ad un
desiderio di riscossa o, quanto meno, di reazione. In ogni caso,
ad un tenace desiderio di non mollare, un moto di resistenza e
anche un segno di resilienza.
La realizzazione dei Parktraits “riflette”, dunque, anche un
mondo, un’umanità che non si ripiega su sé stessa e reagisce
come può. Reagisce, quando è possibile, anche con il buon
umore, la creatività e, non ultimo, attraverso… i suoi tanti ri-tratti
a colori.
I ri-tratti rappresentano, pertanto, una forma di espressione
creativa che ci si augura possa suscitare anche un moto di
maggiore vicinanza, solidarietà e inclusione.
Questi ri-tratti invitano chiunque a guardare al di là della Malattia
stessa e a connettersi con le tante, diverse esperienze ed
espressioni culturali e umane di chi ci convive giorno per giorno.
Magari integrando la visione con l’eventuale lettura di una delle
Parktraits stories già pubblicate o scrivendone ancora altre e
offrendo, così, ulteriori sguardi e prospettive sulla Malattia di
Parkinson.
Il progetto Parktraits è inoltre un modo per dire un sincero grazie

“a colori” – a tutto quel mondo di persone, di sensibilità e di
professionalità che aiuta i malati nel loro non facile percorso
quotidiano e che, idealmente, il Parktraits project ringrazia a
nome di tutte e di tutti.
Attraverso questi ri-tratti ogni osservatore è inoltre invitato a
entrare nel mondo della Malattia di Parkinson, a non lasciare
mai sole (non solo) le persone malate e a mettersi nei panni
delle protagoniste e dei protagonisti raffigurati, cercando di
comprenderne meglio le loro esperienze e i loro sentimenti.
E, non ultimo, testimoniandogli che non sono, né saranno, mai
soli!
Grazie a tutte e tutti per il sostegno e la condivisione!
Roma, 8 luglio 2023

G. Regnani

Riferimenti
PARKTRAITS project
Parkinson’s portraits
un progetto ideato e curato da
Gerardo Regnani
con il patrocinio dell’Associazione culturale F.I.N.E.

(Fotografia e Incontri con le Nuove Espressioni)

Parktraits project intro
https://m.youtube.com/watch?v=cYhnRScKc1U&t=29s&pp=ygUKcGFya
3RyYWl0cw%3D%3D

Parktraits project info
https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/08/31/5571545/
parktraits.parkinsonportraits@gmail.com
Gallery
https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/07/08/parktraits-parkinson-
portraits/

Parktraits stories
https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/09/02/5571579/
Fumando la Sacra Pipa della Pace (Parktraits stories), testi di Massimo
Crucitti
https://m.youtube.com/watch?v=mLMR45vM2TI&pp=ygUKcGFya3RyYW
l0cw%3D%3D

parktraits (Instagram)

@parktraits (FB)

Per sostenere il Progetto Parktraits e fare una donazione libera:
https://gerardo-regnani.myblog.it/2023/09/23/donare-e-amare-donating-
is-loving/

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Categorie: Parkinson

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