LO SPETTRO IMPULSIVO-COMPULSIVO e la sindrome da disregolazione dopaminergica nella malattia di Parkinson

I disturbi compulsivi si caratterizzano fenomenologicamente per un'elevata tendenza all’evitamento del pericolo, una spiccata avversione del rischio ed alti livelli ansia anticipatoria. In questi disturbi comportamenti ritualistici vengono spesso assunti nel tentativo di ridurre l’ansia e diminuire magicamente il senso di pericolo o di rischio.

Al contrario i disturbi impulsivi si caratterizzano per la presenza di comportamenti volti alla ricerca del rischio, ridotta capacità di evitamento del pericolo e scarsa ansia anticipatoria. Questi disturbi sono caratterizzati da comportamenti che inducono piacere anche se le conseguenze di tali comportamenti possono essere dolorose.

I disturbi del controllo degli impulsi rappresentano una complicanza sempre più seria ed in crescente aumento della terapia dopaminergica sostitutiva nella malattia di Parkinson.

La compulsività e l’impulsività rappresentano gli estremi di un continuum che va da una tendenza alla sovrastima del pericolo ed all’evitamento del rischio da un lato, ad una ridotta percezione della pericolosità di determinati comportamenti ed ad una elevata ricerca del pericolo al lato opposto (Hollander, 1993).

Entrambe le classi di disturbi hanno però lo stesso nucleo centrale: l’incapacità a ritardare o ad inibire la messa in atto di comportamenti ripetitivi.

Negli ultimi quindici anni sono comparse nel panorama scientifico diverse segnalazioni di soggetti con MP in terapia dopaminergica che presentavano un ampio spettro di disturbi del comportamento, definiti nell’ambito di Disordini del Controllo degli Impulsi (ICD – Impulse Control Disorder).

Nel 2000 Giovannoni e collaboratori hanno descritto un esiguo gruppo di pazienti parkinsoniani che tendevano ad assumere dosi crescenti di farmaci dopaminergici (levodopa e apomorfina) ben oltre le prescrizioni mediche e malgrado l’insorgenza di discinesie. Nei soggetti descritti sono inoltre emerse alterazioni del comportamento quali punding, ipersessualità, gambling, shopping patologico, disordine nell’alimentazione, isolamento sociale.

Facciamo un po' di chiarezza:

- Sindrome da Dipendenza da Dopamina: i pazienti assumono quantità crescenti di dopamina ben oltre la necessità effettiva legata alla disabilità motoria, e continuano ad assumerla anche in presenza di effetti collaterali motori o comportamentali (con comportamenti di addiction).

- Disordini del controllo degli impulsi (ICD). Vengono descritti tra i disordini del controllo degli impulsi “estrinseci” associati a terapia sostitutiva dopaminergica:

- Punding è il termine che descrive un comportamento stereotipato, caratterizzato da un compulsivo desiderio di fare qualcosa.

Associati a terapia con farmaci dopamino-agonisti, spesso in associazione a l-dopa sono stati descritti:

- Gambling (gioco d’azzardo) patologico, caratterizzato da un impulso irrefrenabile al gioco e alla scommessa, nonostante i debiti accumulati, il conseguente senso di fallimento e i gravi problemi personali e familiari che ne derivano.

- Ipersessualità, caratterizzato da aumento della libido, utilizzo di linee telefoniche erotiche, di siti internet e riviste pornografiche con conseguente rottura dell’equilibrio familiare e complicanze della vita di relazione.

- Shopping compulsivo, caratterizzato da un impulso ad acquistare ogni oggetto di consumo in quantità eccessive rispetto alle necessità e alle possibilità economiche, con conseguente eccessivo dispendio di tempo, interferenza su vita sociale e lavorativa e problemi finanziari.

- Eating compulsivo o mangiare compulsivo, caratterizzato dall’assumere grosse quantità di cibo senza riuscire a controllarsi e senza ottenerne gratificazione (evidenziato occasionalmente).

I disordini del controllo degli impulsi (ICD) sono stati definiti come comportamenti compiuti ripetitivamente, eccessivamente e compulsivamente al punto da interferire con le maggiori aree funzionali della vita (Schreiber et al, 2011); sono stati inoltre concettualizzati come dipendenze ‘da comportamento’ a causa delle similarità che condividono con la dipendenza da sostanze (Holden et al, 2001).

Cosa fare

Nel caso un cui vi troviate in una di queste condizioni è bene avvertire tempestivamente il proprio neurologo e cercare un supporto psicologico specifico per poter contenere i risvolti psicologici di questi episodi

Ipotesi di trattamento:

Il primo intervento terapeutico necessario per trattare gli ICD nella MP è la sospensione dei farmaci dopaminoagonisti (DA). Non tutti i pazienti possono però tollerare tale sospensione a causa del peggioramento dei sintomi motori e/o della comparsa della sindrome da sospensione dei dopaminoagonisti.

Alcuni pazienti rispondono bene alla riduzione della terapia farmacologica, suggerendo che la propensione del DA nell’indurre ICD sarebbe correlata al dosaggio; altri pazienti invece richiedono una completa cessazione del DA per la remissione dei sintomi, facendo supporre che sono molto sensibili per piccole dosi o che l’induzione di ICD è correlata alla presenza stessa dell’agonista e non al dosaggio. Sebbene alcuni esperti propongano l’utilizzo di neurolettici nella gestione degli ICD refrattari, non ci sono evidenze che dimostrino che l’aggiunta di questi farmaci, senza la concomitante riduzione della terapia antiparkinsoniana, sia efficace nel risolvere i disturbi del controllo degli impulsi. Data la scarsità di opzioni terapeutiche e le potenziali serie conseguenze degli ICD nella MP, è fondamentale che i pazienti siano strettamente monitorati per riconoscere la eventuale comparsa di questi disturbi.

La psicoterapia, vista come “terapia naturale” in questi casi sembra essere un supporto indispensabile al paziente.

La terapia aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida.

In alcuni casi ci sono schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, una psicoterapia può aiutare il paziente ad integrarli creando un adattamento maggiore e migliorando il benessere della persona.

Dott.ssa Isabella Imbimbo

Psicoterapeuta in Gestalt-analitica

Ricercatrice in neuroriabilitazione

Categorie: Parkinson

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